giovedì, 12 luglio 2007, ore 15:31
scarabocchiato da LunaSara in racconti da barcelona

IL CUS CUS ALL'ITALIANA!!!!!!

E ADESSO AVANTI CON I CUS.............ANSI FACCIAMO UN BEL CUS CUS CON LE VERDURE!!!!! NUOVO PIATTO ALL'ITALIANA CHE VA A SOSTITUIRE LA DICO - PIZZA -

SOLO IN ITALIA POSSONO SUCCEDERE COSE COSì SURREALI E LA GENTE CHE VUOLE LE COSE CHIARE COME ESISTE IN TUTTA EUROPA VIENE COME SEMPRE CANCELLATA.
ECCO UNO DEI PUNTI DI QUESTO BEL PIATTO ALL'ITALIANA QUESTO BEL CUS!!
ANCHE CON QUESTA PROPOSTA SI DANNO I NUMERI: Se l'unione solidale è stata registrata da almeno nove anni, le coppie di fatto potranno ereditare i beni alla morte del convivente.
CERTO 9 ANNI .....E CHE SARANNO MAI 9 ANNI??????????????????MAHHHHHHHHHHHHHH
E POI FIRMARE DAVANTI UN NOTAIO....MAHHHHH...E QUANTO COSTA UN NOTAIO?? TROPPO PER GIOVANI COPPIE PRECARIE!!!!!!!!!! E VA Bè CI SORBIREMO ALTRE SETTIMANE DOVE SI CONTINUERà A PARLARE DI COPPIE DI FATTO, DI CUS CUS E BRUNO VESPA ASSIEME A ISABELLA GARDINI E VLADIMIR LUXURIA FARà UN BEL PUNTATONE CHIAMATO: DICO O CUS?
VABBè SIAMO ABBASTANZA SCETTICHE...IN TUTTA EUROPA ESISTONO DIRITTI BASILARI PER TUTTI I CITTADINI CHE SIANO SPOSATI, CONVIVENTI, SINGLE....IN ITALIA ANCORA STIAMO A DISCUTERE SU COME CHIAMARE UNA LEGGE E QUANTI ANNI CI VOGLIONO PER AVERE L'ìEREDITà.....E POI COME DICE ANCHE GRILLINI...DI PENSIONE E REVERSIBILITA' NON SE NE è PARLATO.....
SPERIAMO CHE CI SIA UNA SVOLTA...MICA SI POTRà ANDARE AVANTI SEMPRE COSì!!!!?????
TANTO ADESSO ARRIVA IL GRANDE PARTITONE DEMOCRATICO...!!!!!!!
COSA SUCCEDERA'? LO CHIEDIAMO A VOI AMICI DEL BLOG!!!!!

Il presidente della Commissione Giustizia del Senato presenta il nuovo testo
I diritti delle coppie di fatto saranno regolati dai Contratti di unione solidale

Addio ai Dico, arrivano i Cus
Il testo Salvi sulle unioni civili

Stipulati davanti al notaio o al giudice di pace, introducono la possibilità di ereditare
La Cdl boccia la proposta. Mantovano: "Siamo di fronte a una famiglia fai da te"

ROMA - Si chiameranno Contratti di unione solidale, ovvero Cus, e non più Dico. Il nuovo testo sulle unioni civili è stato presentato dal presidente della commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi al comitato ristretto della commissione. Su questo si discuterà nelle prossime settimane e, come per la legge presentata da Rosy Bindi e Barabara Pollastrini, anche questa proposta è destinata a scatenare polemiche.

Il contratto. Le unioni civili, secondo il testo presentato da Salvi, saranno possibili tra persone anche dello stesso sesso. I Cus saranno stipulati con una dichiarazione congiunta davanti a un notaio o al giudice di pace. Quest'ultimo dovrà inserire in un apposito registro sia gli atti firmati in sua presenza, sia quelli redatti dagli studi notarili. Per modificare il contratto sarà necessario seguire lo stesso iter. I Cus potranno essere sciolti sia con un accordo comune tra la coppia, sia per decisione unilaterale di uno dei due contraenti. Il contratto viene meno anche per il matrimonio di uno dei due o per la sua morte.

I diritti. I Cus accordano alle coppie una serie di diritti e benefici tipici dei coniugi. Se l'unione solidale è stata registrata da almeno nove anni, le coppie di fatto potranno ereditare i beni alla morte del convivente. Il testo Salvi introduce infatti una quota legittima: un quarto del totale se il convivente deceduto ha figli, fratelli e sorelle; la metà se ci sono parenti fino al sesto grado; l'intera somma negli altri casi. I contratti di unione solidale prevedono anche il diritto di successione nel contratto di locazione. Le coppie di fatto potranno avere l'assistenza sanitaria e penitenziaria, usufruiranno di facilitazioni nei trasferimenti di sede di lavoro e potranno decidere sulla donazione degli organi e sulle celebrazioni funerarie del convivente.

Cdl contraria. La Casa delle libertà boccia senza appello i contratti di unione solidale. "Non andavano bene i dico e non vanno bene i cus", ha dichiarato il senatore di Alleanza nazionale Alfredo Mantovano "Siamo di fronte a una 'famiglia-fai-da-te' - spiega Mantovano - Il testo indica una serie di diritti e doveri reciproci che non coincidono con quelli individuati per la famiglia dalla Costituzione e dal Codice civile. Il rapporto di coppia non è più una situazione di fatto, ma si configura giuridicamente in base a quello che le parti concordano di inserire nel 'paniere', la cui consistenza varia sulla base della volontà dei contraenti".

Per Grillini luci e ombre. Franco Grillini commenta favorevolmente il testo Salvi: "E' positivo che si sia riaperta la discussione in sede parlamentare sui diritti delle coppie di fatto e di quelle dello stesso sesso". Tuttavia il deputato di Sinistra democratica muove alcune critiche. "Nove anni di Cus per l'eredità sono davvero eccessivi - ha dichiarato - Per non parlare delle pensioni di reversibilità, rinviate in questo testo come nei Dico al riordino complessivo della materia". Secondo Grillini però è necessario che il provvedimento sia approvato in tempi stretti. "In Italia alcuni milioni di cittadine e cittadini, vivono in regime i convivenza ed attendono da tempo una buona legge di regolamentazione - ha sottolineato - E' un'occasione che non va sprecata. E' auspicabile che la discussione in Senato proceda rapidamente".

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lunedì, 09 luglio 2007, ore 09:55
scarabocchiato da LunaSara in tranoi2

FINALMENTE DOPO 6 ANNI QUALCOSA ESCE FUORI, FINALMENTE PEZZI DI VERITA' VENGONO ALLA LUCE, FINALMENTE DOPO 6 ANNI SI SAPRA' DELLE TORTURE DI BOLZANETO A CUI 100AIA DI RAGAZZI VENNERO SOTTOPOSTI


Ad uno di loro, un poliziotto divaricò le dita di una mano fino a strappare letteralmente la pelle.[...] e questa può essere chiamata umanità???non credo!!!!!!!

leggete qui in basso, articolo preso da repubblica.it

La Procura ha dimostrato che quei rapporti non erano originali
Sarà richiesta l'audizione del perito che ha smascherato la bugia

"G8, quei falsi documenti di Bolzaneto"
I pm: precompilati i modelli degli arrestati

di MASSIMO CALANDRI


La caserma del Reparto mobile a Genova Bolzaneto
GENOVA - Massacrata a calci e manganellate nell'inferno della scuola Diaz. Arrestata illegalmente con prove false. Trascinata via per i capelli, il volto ridotto ad una maschera di sangue. Ma Anna Nicola Doherty, cittadina inglese di 27 anni, quella notte maledetta entrando nella caserma di Bolzaneto dichiarava di "non temere per la propria incolumità fisica". Di non voler parlare con i propri familiari, con un legale, tantomeno con l'ambasciata britannica. E come lei tutti gli altri no-global stranieri, 66 delle 93 vittime del blitz poliziesco durante il G8.

Secondo i verbali ufficiali del ministero della Giustizia - redatti nel centro di prima detenzione - i ragazzi non avevano paura e non volevano parlare con nessuno. Sei anni più tardi la Procura di Genova è riuscita a dimostrare la falsità di quei documenti, e stamani chiederà che venga ascoltato in aula il perito che ha smascherato la bugia delle forze dell'ordine. I rapporti erano stati compilati in anticipo.

Per evitare rogne e differire quanto più possibile i contatti tra le persone fermati nella scuola e l'esterno, circostanza che getta ombre ancora più cupe sulla sciagurata irruzione del 21 luglio 2001. Se oggi il presidente del tribunale non dovesse accettare l'inserimento della nuova indagine nel processo per i soprusi e le violenze di Bolzaneto - 47 imputati tra funzionari di polizia, ufficiali dei carabinieri e della polizia penitenziaria, guardie carcerarie e medici - , i pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati apriranno l'ennesimo fascicolo per falso nei confronti delle persone allora responsabili della caserma.
Ancora un falso, ancora uno scandalo per coloro che durante il vertice internazionale dovevano garantire l'ordine pubblico. La perizia calligrafica dimostra che nel centro di prima detenzione furono preparati due modelli precompilati. In entrambi era scritto in anticipo che il detenuto sosteneva di "non" appartenere ad alcun clan criminale, ma soprattutto che "non" temeva per la propria incolumità personale o fisica e che "non" voleva che del proprio stato di detenzione venisse data comunicazione al consolato o all'ambasciata del suo paese.

La cosiddetta "dichiarazione di primo ingresso" recava l'intestazione Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, e in calce il timbro del magistrato Alfonso Sabella, allora capo del servizio ispettivo del Dap (la sua posizione è stata archiviata nel gennaio scorso). All'arrivo a Bolzaneto, ciascun detenuto si vedeva intestare il relativo verbale. E via, chiuso in cella, costretto a restare per ore con le mani alzate. Insultato, minacciato, ancora picchiato. Accecato con i gas lacrimogeni gettati tra le sbarre. Spogliato, deriso, con gli agenti che mimavano atti sessuali. Senza distinzione tra detenuti maschi o femmine.

Ad uno di loro, un poliziotto divaricò le dita di una mano fino a strappare letteralmente la pelle.
Ma ufficialmente, secondo i verbali, i fermati non avevano paura e preferivano non parlare con l'esterno. Il falso, certificato dal perito Laura Parodi, è oggettivamente distinguibile anche ad occhio nudo. In 49 casi è stato usato un modello pre-compilato, in 17 un altro. In questi che i pm ricordano essere atti redatti da pubblici ufficiali, ci sono poi alcuni straf
alcioni grotteschi. In calce a quello di Anne Nicola Doherty c'è scritto che "il dichiarante si rifiuta di firmare".

La dichiarazione di Achim Nathrath, di Monaco di Baviera, non porta neppure la firma.
Quella di stamani è l'ultima udienza dei processi genovesi per i fatti del G8, prima della pausa estiva. Sabato è in programma l'interrogatorio dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, indagato recentemente per aver istigato il questore Francesco Colucci a testimoniare il falso.

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sabato, 07 luglio 2007, ore 12:39
scarabocchiato da LunaSara in racconti da barcelona

STAMATTINA LEGGEVAMO IL GIORNALE E COME PRIMA NOTIZIA IN INTERNET C'ERA QUESTA, CI FA RIDERE MA ALLO STESSO TEMPO FA PAURA NON TROVATE??????

IL  RATZI ITALIANO HA EMANATO UNA COSA CHE HA IL NOME DI "MOTU PROPRIO"!!!BHOOOO!!!
GIUSTO PER TORNARE UN ATTIMO INDIETRO NEL TEMPO.....AL RATZI PIACE LO STILE RETRO'


Emanato il "motu proprio" che entrerà in vigore il 14 settembre
Benedetto XVI: "Non intaccherà l'Autorità del Concilio Vaticano II"

Il Papa difende la messa in latino
"Per ritrovare l'unità della Chiesa"


<B>Il Papa difende la messa in latino<br>"Per ritrovare l'unità della Chiesa"</B><br>
CITTA' DEL VATICANO - La messa in latino piace ai fedeli e unisce la Chiesa. Così spiega Benedetto XVI nella lettera ai vescovi con cui accompagna il motu proprio "Summorum Pontificum" pubblicato oggi che stabilisce nuove regole sull'uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970.

Più che di un ritorno alla messa in latino, il Papa preferisce parlare di "un uso duplice dell'unico medesimo rito", visto che il Messale del '62 non fu mai giuridicamente abrogato e di conseguenza e in linea di principio, restò sempre permesso".

"Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962." Così si stabilisce nell'articolo 5 del motu proprio.

Il motu proprio entrerà in vigore il 14 settembre e da quel giorno il parroco potrà autorizzare la messa in latino mentre ai vescovi resterà il compito di vigilare sull'applicazione, di segnalare eventuali difficoltà alla commissione vaticana "Ecclesia Dei" e, tra tre anni, di fare rapporto alla Santa Sede sull'applicazione di queste norme. Secondo le nuove norme il parroco che lo riterrà necessario potrà organizzare una "parrocchia personale" per le messe con rito straordinario, se ci sia un numero consistente di fedeli che lo desiderino.

Negli anni successivi alla riforma del 1970, "non furono pochi i casi di celebrazione" - rileva Benedetto XVI - "legati a questo uso del rito romano", e accenna qui al movimento di mons. Marcel Lefebvre. "Nel movimento guidato dall'arcivescovo Lefebvre, la fedeltà al Messale antico divenne un contrassegno esterno; le ragioni di questa spaccatura, che qui nasceva, si trovavano però più in profondità".

Benedetto XVI ritiene infondato "il timore" che con il motu proprio che liberalizza la messa in latino "venga intaccata l'Autorità del Concilio Vaticano II e che una delle sue decisioni essenziali, la riforma liturgica, venga messa in dubbio".

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venerdì, 06 luglio 2007, ore 09:34
scarabocchiato da LunaSara in racconti da barcelona

Genova, gli avvocati delle parti offese depositeranno le comunicazioni oggi al processo per il blitz nella scuola
Un agente della polizia dopo l'irruzione: "Qui ci sono teste aperte a manganellate"

G8, le telefonate tra poliziotti e centrale
"Speriamo che muoiano tutti, 1-0 per noi"

di MARCO PREVE


<B>G8, le telefonate tra poliziotti e centrale<br>"Speriamo che muoiano tutti, 1-0 per noi"</B>

La scuola Diaz dopo l'irruzione della polizia

GENOVA - C'è la poliziotta che scherza sulla tragedia di Carlo Giuliani ("speriamo che muoiano tutti... tanto uno già...1 a 0 per noi.."), il funzionario che impreca per i ritardi, l'agente che non sa che accade, l'altro che racconta di teste spaccate, il capoufficio stampa di Gianni De Gennaro "dimenticato" per strada, il capo della celere distrutto dalla nottata, quello della Digos che cerca di disfarsi delle due molotov. Sono le 26 telefonate che gli avvocati delle parti offese del processo per il blitz alla Diaz nel luglio 2001 - 29 tra funzionari e agenti imputati per lesioni, falso e calunnia - depositeranno nell'udienza di oggi, l'ultima prima della pausa estiva. Le comunicazioni sono quelle che intercorrono tra i poliziotti sul campo e la centrale operativa del 113 in questura.

Ore 21.35 l'irruzione deve ancora essere decisa ma vengono inviate pattuglie per verificare la situazione attorno alla scuola che ospita la sede del Genoa Social Forum. Una funzionaria della centrale operativa (Co) parla prima con una pattuglia della Digos: "In piazza Merani ci hanno segnalato questi dieci zecconi (i manifestanti ma anche i giovani di sinistra, ndr) maledetti che mettevano i bidoni della spazzatura in mezzo alla strada...". Alle 21.57 la stessa poliziotta parla via radio con un collega (R) il tono è rilassato e scherzoso.

R: "Ma guarda che io dalle 7 di ieri e di oggi sono stato in servizio fino alle 11, quindi... ho visto tutti 'sti balordi queste zecche del cazzo... comunque...". Co: "... speriamo che muoiano tutti...". R: "Eh sei simpatica". Co: "Tanto uno già va beh e gli altri... 1-0 per noi... tanto siamo solo sul 113 e registrano tutto".

A cavallo della mezzanotte, al 113, arrivano le telefonate allarmate di residenti della zona. Ore 23.58: "... via Cesare Battisti... guardi che è un macello... "; ore 23.59: "Lo sapete che hanno attaccato i ragazzi qui della scuola Diaz".

I primi feriti. Ore 00.17, l'agente al posto di polizia dell'ospedale San Martino chiama il 113: "Ascolta ha chiamato il 118 che sta arrivando una valanga di feriti, è possibile?". 113: "Sì no, guarda io non te lo so dire...".

Non hanno idea della situazione neanche gli agenti del reparto prevenzione mandati a piantonare i feriti all'ospedale. Alle 2.36 uno di loro chiama la Centrale operativa. "Sono 25 persone, uno ha problemi al torace... l'altro lo metti in chirurgia, l'altro in neurologia..", 113: "Sono in stato d'arresto?". Il poliziotto: "No devono essere accompagnati... si vede che questi sono i protagonisti degli scontri di oggi... però chi ha proceduto io non lo so". Co: "Guarda non lo so neanche io... ".

Alla stessa ora il poliziotto al San Martino spiega al 113, che chiede se ci sono ferite da taglio: "No, no teste aperte a manganellate".
Uno degli imputati il commissario Alfredo Fabbrocini parla al telefono con il 113 che chiede informazioni su quanto accaduto alla Diaz. Co: "Allora scusami esatto... quante persone avete accompagnato voi a Bolzaneto?".

F: "Guarda ti direi una bugia, non lo so... c'era un tale caos, guarda, anche perché noi non accompagnavamo, noi facevamo la scorta... comunque c'era il funzionario della Digos, il funzionario della mobile". Co: "E lì ti fermi... perché non c'era altro". F: "Non lo so se non c'era altro, c'era qualche funzionario addetto della Digos, ce n'erano almeno tre o quattro.. c'era il dottor Sgalla, c'era anche Ciccimarra che li conosco, quella là più alta in grado non so chi era, comunque ce n'erano altri... ah c'era Gratteri, c'era il dottor Gratteri... loro hanno disposto il servizio, noi abbiamo fatto manovalanza...".

All'1.23 Lorenzo Murgolo alto funzionario della questura di Bologna, indagato e poi prosciolto, si infuria con il 113 perché non arriva un pullman per il trasferimento dei "prigionieri" arrestati: "Sono il dottor Murgolo porca... perché non rispondete porca.. è tutt'oggi che non rispondete a sto ca... di 113.. ".
Cinque minuti dopo è ancora lui, in sottofondo si sente la gente che urla "assassini assassini". L'operatrice del 113 è in difficoltà di fronte alla rabbia di Murgolo e chiama un funzionario ma la musica non cambia: "Ma porca... ma mi volete dire dov'è 'sto pullman..". 113: "La navetta è sul posto...". M: "Mah.. io non la vedo".

Alle 2.07 Mario Viola funzionario collaboratore di Roberto Sgalla capo ufficio stampa del capo della polizia chiama ripetutamente il 113 per avere una volante che li riporti indietro perché tutti i mezzi sono partiti "scordando" i due dirigenti. Alle 2.44 richiama e dice che è stato accompagnato dal capo della mobile "perché se aspettavamo una volante stavamo ancora lì".

Mentre attendono di essere collegati dal centralino Viola parla con dei colleghi: "Che ha detto?... ha detto che non è stata proprio una bella cosa quella che abbiamo fatto" e un altro ribatte "che se ne andasse a fan... ".

Alle 3.05 Vincenzo Canterini ("... sai che non connetto più io.. dissociato.. davvero so dissociato...") capo della celere romana parla con un suo attuale coimputato, Spartaco Mortola, ex dirigente Digos di Genova che agli agenti nel suo ufficio dice: "Oh ragazzi le molotov non lasciatemele qui...". Sono le due bottiglie che, scoprirà la procura, furono introdotte nella Diaz dagli stessi poliziotti.

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giovedì, 05 luglio 2007, ore 18:03
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G8 di Genova, 24.000 euro
a donna picchiata dalla polizia


GENOVA - Sarà risarcita con 24.300 euro per danni biologici ed esistenziali Rita Sieni, di 44 anni, abitante a Pinerolo (Torino), che durante il G8 del 2001 a Genova venne gravemente ferita nel corso di ripetuti pestaggi da parte dei poliziotti. La donna riportò la frattura di una mandibola, trauma cranico e lesioni varie in tutto il corpo.

Lo ha deciso nei giorni scorsi, come pubblicano oggi alcuni quotidiani genovesi, il giudice civile Angela Latella. A farsi carico del risarcimento, maggiorato della rivalutazione secondo gli indici Istat, sarà il ministero dell' Interno.

L' episodio in cui la donna subì la violenza dei poliziotti si verificò il 21 luglio del 2001 davanti a Punta Vagno, in corso Italia, quando alcuni agenti si misero all'inseguimento di un gruppo pacifico il "Coordinamento pinerolese contro il G8", di cui anche lei faceva parte, cominciando a picchiare tutti i manifestanti indistintamente e a lanciare lacrimogeni.

Secondo il racconto di alcuni testi, Rita Sieni, come altre persone, per fuggire dal fumo e dalla furia degli agenti, che cercavano i black bloc tra la folla, cominciarono a scappare, prese dal panico. La donna venne però raggiunta dai poliziotti, e picchiata a manganellate. Le venne anche spruzzato in faccia un liquido urticante che la rese cieca per alcuni minuti.

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martedì, 03 luglio 2007, ore 12:35
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BEPPE GRILLO- PULIZIA IN PARLAMENTO

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lunedì, 02 luglio 2007, ore 21:08
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un pò di Mina non fa mai male!!!!

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giovedì, 21 giugno 2007, ore 15:30
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Sono passati 6 anni da genova 2001...sono passati 6 anni dalle bestialità commesse a genova da parte della polizia italiana...sono passati 6 anni dalla morte di carlo giuliani...sono passati 6 anni dalle terribili notti a bolzaneto..sono passati 6 anni dalla notte alla scuola Diaz...
ma quando davvero sapremo e gli italiani sapranno l'altra verità di genova?????
bhe sembra che le cose si smuovino un pochino..ma a distanza di 6 anni...
perchè smuoverle subito??? con calma no? bravi ma lenti...eheheheh!!!!!! cmq adesso è stato alzato questo polverone sui fatti della Diaz, su De Gennaro...su quello che è accaduto a genova...!!!bha!!!! ma questo polverone tra 1 settimana sarà rimesso nel suo cassetto dello scaffale " i fatti di genova" e sarà ritirato fuori tra 20 anni...quando forse qualcosa potrà davvero cambiare in Italia... e quando se ne parlerà tra 20 anni...quando si saprà davvero cosa è successo nella scuola Diaz, cosa è successo a Bolzaneto...cosa è successo a Carlo Giuliani, solo allora tutti si stupiranno e diranno..."nooo come è possibile assurdo....ma come è potuto accadere" e allora si faranno documentari, memoria storica, tutti che parleranno di Genova 2001......ma saremo magari nel 2020....bha bha...!!!!!che dire!!!! è adesso che bisogna sapere...è adesso che la gente deve sapere cosa è successo quella notte!!! è adesso che qualcuno deve parlare e cambiare le cose!!!!
chissà quando salterà fuori la verità!!!! solo con il dialogo, con il rispetto, con l'educazione, con la sincerità e con lo spirito di pace si potrà arrivare ad una verità!!!! con la violenza non si otterà mai nulla!!!!
sotto riporto articolo di repubblica sul caso di De Gennaro e i fatti della diaz!!!
a presto!!!!!!!


<B>Gianni De Gennaro indagato<br>nell'inchiesta sul G8 di Genova</B>Gianni De Gennaro

il capo della Polizia iscritto dopo una testimonianza dell'ex questore Colucci
L'ipotesi di reato è quella di istigazione alla falsa testimonianza

Gianni De Gennaro indagato
nell'inchiesta sul G8 di Genova

Il capo della Polizia avrebbe suggerito una sua versione dei fatti della Diaz
Un piano preparato a tavolino per scagionare alcuni dirigenti
di MARCO PREVE e MASSIMO CALANDRI

Gianni De Gennaro

GENOVA - Induzione e istigazione alla falsa testimonianza. La recente iscrizione nel registro degli indagati del prefetto Gianni De Gennaro sarebbe legata ad un'indagine aperta nel corso del processo per lo sciagurato blitz nella scuola Diaz, durante il G8 di Genova. Un'indagine tesa a dimostrare che i vertici della Polizia di Stato si sarebbero messi d'accordo per raccontare in tribunale un'altra "verità", molto più comoda, sulla sanguinaria irruzione del 21 luglio 2001.

Un piano a tavolino per scagionare alcuni e scaricare le colpe sui rimanenti. Le accuse della locale Procura a De Gennaro sono conseguenza del fascicolo per la "falsa testimonianza" di Francesco Colucci, che sei anni fa era questore nel capoluogo ligure.

Lo scorso 3 maggio Colucci era stato interrogato in aula, e di fronte alle domande dei pm era caduto in un'imbarazzante serie di contraddizioni, "non ricordo" e silenzi. Cambiando versione rispetto a quanto dichiarato subito dopo il G8 aveva indirettamente alleggerito la posizione del prefetto, che da Roma sembrava non aver avuto alcun ruolo nell'operazione.

Alcuni giorni più tardi il questore ha ricevuto un avviso di garanzia per le presunte bugie raccontate. Bugie che gli sarebbero state suggerite dallo stesso De Gennaro. Il mese passato i pubblici ministeri avevano in programma di ascoltare anche il capo della polizia sul blitz alla Diaz, ma all'improvviso l'appuntamento in tribunale era saltato. Con il senno di poi, è facile ritenere che non abbiano voluto convocare in pubblico il prefetto perché sarebbero stato costretti a rivelargli che era ufficialmente indagato in un altro procedimento. L'avviso di garanzia gli è comunque arrivato - l'undici giugno - perché gli inquirenti hanno deciso di sentirlo nei loro uffici, assistito da un avvocato: De Gennaro ha chiesto e ottenuto di differire l'incontro a data ancora da destinarsi.

Tutto ruoterebbe intorno alla presenza alla scuola Diaz, quella notte da dimenticare, dell'uomo che allora era l'addetto stampa del capo della polizia: Roberto Sgalla. Interrogato dai pm Francesco Cardona Albini ed Enrico Zucca, nell'ottobre del 2001 Francesco Colucci raccontò che subito dopo aver deciso la perquisizione dell'istituto - e prima ancora di farvi irruzione - ricevette una telefonata da De Gennaro, che durante il vertice non si era mosso da Roma: "Mi disse di avvertire Sgalla". Era mezzanotte, l'addetto stampa a sua volta chiamò giornali e televisioni: c'era aria di arresti, di riscatto. Dopo due giorni di guerriglia urbana le forze dell'ordine volevano dimostrare di avere ripreso in pugno la situazione. E il prefetto coordinava l'operazione.

Interrogato nel dicembre 2002 dalla Procura di Genova, De Gennaro smentisce la versione del questore: "Prendo atto che il dottor Colucci ha riferito che avrei dato disposizioni di avvisare il dottor Sgalla. Credo che ricordi male. Ricordo bene invece che raccomandai il giorno dopo misura, prudenza e sobrietà nel dare notizia sull'evento". Sei anni più tardi, nel corso del processo che vede imputati 25 tra agenti e superpoliziotti, Colucci ci ripensa: "Fui io a chiamare Sgalla: lo giuro davanti a Dio e allo Stato italiano".

Scatta l'iscrizione nel registro degli indagati per falsa testimonianza. Poco dopo l'apertura del nuovo fascicolo, ecco il secondo indagato: Gianni De Gennaro, accusato di aver istigato e indotto un suo subalterno a raccontare l'"altra" verità sulla Diaz.

(20 giugno 2007)

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mercoledì, 20 giugno 2007, ore 17:50
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martedì, 19 giugno 2007, ore 19:11
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